Saving Iceland http://www.savingiceland.org/it/ Saving the wilderness from heavy industry Mon, 10 Apr 2017 15:35:28 +0000 it hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.15 Il paradiso non puó attendre http://www.savingiceland.org/it/2010/10/il-paradiso-non-puo-attendre/ http://www.savingiceland.org/it/2010/10/il-paradiso-non-puo-attendre/#comments Tue, 19 Oct 2010 22:09:28 +0000 http://www.savingiceland.org/?p=5409 Il paradiso nin puó attendre – Guardian – pdf

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Chiamata di Mobilitazione per Salvare l’Islanda 2010! http://www.savingiceland.org/it/2010/08/chiamata-di-mobilitazione-per-salvare-l%e2%80%99islanda-2010/ http://www.savingiceland.org/it/2010/08/chiamata-di-mobilitazione-per-salvare-l%e2%80%99islanda-2010/#comments Thu, 19 Aug 2010 22:37:25 +0000 http://www.savingiceland.org/?p=5004 Unisciti alla resistenza contro l’industrializzazione dell’ultima grande zona selvatica d’Europa ed agisci direttamente contro l’industria pesante!

La Lotta Finora
La campagna per difendere la piu’ grande area selvatica d’Europa continua. Negli ultimi cinque anni campi estivi per azione diretta in Islanda hanno bersagliato fonderie d’alluminio, mega-dighe e centrali di energia geotermica.

Dopo la terribile distruzione, causata dalla costruzione della diga piu’ grande d’Europa a Kárahnjúkar e l’enorme centrale geotermica a Hengill, c’e’ ancora tempo per demolire il ‘piano generale’ che mira alla costruzione di dighe per ogni maggior fiume glaciale, ogni sostanziale campo geotermico sfruttato e la costruzione di fonderie dell’alluminio, una raffineria petrolifera, “coltivazione data” (Data farming) e industrie di silicone. Questo non solo distrurrebbe panorami ed ecosistemi unici ma condurrebbe l’Islanda ad un enorme crescita delle emissioni di gas serra.

Panorama Politico
Saving Iceland ha reintrodotto disordini civili e idée anarchiche tra gente commune Islandese e ha dimostrato numerosi metodi di azione diretta, molti dei quail furono utilizzati con molto successo nella “Kitchen Utensils Uprising” (Rivolta degli Utensili da Cucina) dell’anno scorso. In tale occasione attivisti esperti di Saving Iceland sono rimasti costantemente ai confini piu’ avanzati di azione. Saving Iceland e il nostro lavoro negli anni e’ stato maggiore catalista nel rovesciare il corrotto governo-Alcoa, favorevole all’industria pesante.

Comunque, le elezioni generali dell’anno scorso furono un maggior colpo per il movimento ambientalista in Islanda, in cui i ‘Left Greens’ (Verdi di Sinistra) cacciando il loro Ministro dell’Ambiente per essere genuinamente preoccupato per i valori ambientali. Il capo partito ha denunciato le polizze del proprio partito per essere troppo ‘puritane’, per essere applicabili in questo periodo di crisi finanziaria. Con questo e il seguito da parte di People’s Alliance (Alleanza del Popolo), nel Governo stiamo ancora promovendo una coalizione altamente “fortificata” a favore dell’industria pesante, scanzando qualunque pretesto di essere ‘verdi’ o lontanamente progressive. Oltretutto. le unioni laburiste corrotte sono fermamente in preda alle lobby dell’alluminio, richiedenti crescita del lavoro, indipendentemente da costi ambientali.

La Situazione Attuale
La profonda crisi finanziaria ed etica che colpì l’Islanda nell’Autunno del 2008 causò temporanee difficoltà ad ottenere prestiti dall’estero per sovvenzionare i propri progetti ma i lobbisti dell’alluminio sono più malvaggi che mai. Ora il loro ragionamento è che ora con il crollo economico, l’Islanda semplicememnte non può permettersi preoccupazioni ambientali. Questo espone la verità fondamentale che le lobbi dell’alluminio sono sempre stati consapevoli della validità dei punti di vista ambientalisti. Le lobbi dell’alluminio voglioni proseguire con i loro orrori, sulla base di una crisi per cui loro sono maggiormente responsabili (d’averla create).

Le cause bancarie del crollo finanziario tendono ad essere esageratamente enfatizzate mentre altri fattori (motrici) sono spesso ignorati. Il rapport della Commissione d’Investigazione Speciale (“Special Investigation Commission/SIC”), che ha investigato gli eventi che risultarono e causarono il crollo finanziario, ha comunque focalizzato sugli effetti dell’industria pesante in un capitol chiave del loro rapporto. L’espansione del sistema finanziario islandese oltre I limiti sostenibili del paese, e’ inequivocabilmente riconducibile agli enormi progetti di espansione dell’industria pesante. Questo capitolo fu ignorato dai media, così come unaltro capitolo che dichiarava la colpevolezza dei media come servi assoluti delle imprese bancarie ed industriali.

Un problema fondamentale con il rapporto SIC e l’atmosfera generale di smentita che lo accolse è che il rapporto viene proprio dal cuore dello Stato marcio d’Islanda. Come tale la sua vera funzione è mantenere tutte le scelte aperte a corruzione deficit democratico in modo sicuro, entro la sfera di tribunali e politica parlamentare: Fermamente sotto il controllo dell’establishment che ha creato quest’abuso di potere fino ad ora.

Nel caso delle frodi finanziarie questo significherà anni di lungo, noiosamente prolungate cause di tribunale che gradualmente perderanno significato per il publico, a cui è rimasto pagare gli enormi debiti delle frodi.

Nel caso della radicata cultura della corruzione e clima di paura che le corporazioni dell’alluminio e le compagnie elettriche così diffondono, le promesse di trasparenza e democrazia non sono altro che una cortina di fumo per un saccheggio aziendale delle risorse energetiche del paese. Questo saccheggio, supportato dalla ristrutturazione d’obbligazioni negli accordi con l’IMF, e’ la continuazione di una politica profondamente corrotta di privatizzazione ed industrializzazione spietata, esattamente le stesse politiche che hanno causato la crisi.

Obiettivi dell’azione attuale
La fonderia d’alluminio del secolo a Helguvik, sotto l’obiettivo di Saving Iceland durante le ultime due estati, e’ ancora lentamente in costruzione. Da dove proverrà l’energia elettrica per la centrale e’ ancora incerto, ma richiederà fino ad otto nuove centrali elettriche, almeno sette delle quali saranno geotermiche sulla penisola di Reykjanes (HS/MAGMA) e Hellisheiði (o – Energia di Reykjavik). Una delle centrali geotermiche alimentanti la fonderia del Secolo potrebbe essere a Bitra, nei pressi di Hengill, e l’ottava centrale elettrica probabilmente sarà una gran diga sul bel fiume Þjórsá che Landsvirkjun (Compagnia Energetica Nazionale) e’ ansiosa di costruire appena possibile.
Norðurþing sta negoziando con Alcoa riguardo a una fonderia dell’alluminio a Bakki/Húsavík con energia proveniente da una fragile area selvatica nel nord. Platina Resources (Risorse Platina) vuole fare ricerca d’oro ed altri minerali nella regione di Eastfjords.

Agisci!
Quest’anno, invece di organizzare un campo di protesta estivo, chiediamo resistenza attraverso le stagioni. Noi chiediamo che Islandesi specialmente agiscano durante tutto l’anno ma anche ambientalisti da tutto il mondo perche’ vengano in Islanda, dove li accoglieremo caldamente ogni genere di azione individuale contro le corporazioni dell’alluminio e le compagnie energetiche attive nella distruzione dell’ambiente.

Azioni simboliche si son rivelate insufficienti per metter fine alle forze distruttive. Lo scopo delle azioni dovrebbe essere prevenire ulteriore stupri della terra. Saving Iceland offre solidarieta’ a pieno cuore ad ogni azione che colpisce l’industria dell’alluminio e le compagnie energetiche dove sia piu’ effettivo.
Anche se non puoi venire in Islanda per azione diretta il tuo aiuto nella nostra lotta con azioni di solidarieta’, donazioni, traduzioni e spargere la notizia sara’ prezioso.

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UNO SCOGLIO SEPOLTO dai debiti http://www.savingiceland.org/it/2008/11/uno-scoglio-sepolto-dai-debiti/ http://www.savingiceland.org/it/2008/11/uno-scoglio-sepolto-dai-debiti/#comments Mon, 03 Nov 2008 13:31:20 +0000 http://www.savingiceland.org/?p=3480 L’ISLANDA DELLA FINANZA UN PAESE IN BANCAROTTA
L’isola dell’Oceano Atlantico, già sede di banche estere che offrivano tassi agevolatissimi, si avvia verso il default a causa della crisi finanziaria. Colpa di un sistema che non si è mai interrogato sulla propria solidità e della sua scarsa importanza strategica
Haukur Már Helgason, REYKJAVIK

Lo scorso aprile il governo ha pubblicato un rapporto sull’«immagine dell’Islanda», scritto da una commissione formata dagli imprenditori che contano nel paese. Il rapporto sintetizza così la storia dell’Islanda: «Per lungo tempo la nazione ha vissuto in ristrettezze, ma da quando ha conquistato la libertà e l’indipendenza, in meno di un secolo, da un paese in via di sviluppo che era si è trasformata in una delle nazioni più ricche del mondo».

In questi mesi l’unico settore d’affari in crescita in Islanda è quello delle guardie del corpo. Un vero boom. Per la prima volta nella storia dell’Islanda, il capo dello stato, i politici e gli «imprenditori» della borsa sono accerchiati da professionisti pieni di muscoli. Dopo una privatizzazione durata da sei ai dieci anni, e una sbalorditiva, costante crescita, le tre maggiori banche islandesi, impossibilitate a pagare i loro debiti, sono crollate nel giro di una settimana. Lo stato, governato dalla banca centrale le ha rinazionalizzate tutte e tre, una dopo l’altra. Il Parlamento ha promulgato una legge d’emergenza che dà allo stato il controllo del settore finanziario, e il governo è alla disperata ricerca di prestiti dall’estero per risarcire il denaro che sembra essersi vanificato nel nulla. Parte di quel denaro veniva dai risparmiatori inglesi e olandesi, che dal 2006 avevano messo i propri soldi sui conti on line di Icesave, ad elevato tasso d’interesse, in un piano che il direttore di banca Sigurjón Arnason, nel corso di un’intervista, aveva definito ingegnoso: «La sola cosa che devo fare è controllare quotidianamente e vedere quanto denaro entra» ha detto sghignazzando, almeno a detta del giornalista; poi ha sollevato la cornetta del telefono e un attimo dopo ha detto: «50 milioni di sterline in entrata, solo venerdì scorso!»

Ma ciò che arriva facilmente, facilmente se ne va. Quando il direttore della banca Centrale Davíð Oddsson e il ministro delle Finanze (peraltro gran conoscitore del settore) Arni Mathiesen dichiararono, dopo la statalizzazione della banca responsabile, che l’Islanda non avrebbe pagato quei debiti – o forse ne avrebbe pagato una parte, questa è la versione di Mathiesen – il Regno unito ha applicato la legge anti terrorismo per congelare i fondi delle banche in Inghilterra. L’Islanda è rimasta scioccata: «Ma… non vedete che siamo bianchi?» Il livello di paradosso cresce così come crolla il valore della nostra corona. Se il valore della corona sembra ora dimezzato rispetto a otto mesi fa, è solo perché la banca centrale lo ha opportunamente fissato. È un dato di fatto che il valore della corona sia vicino allo zero. Gli esperti del mercato usano l’espressione tecnica «tossica» per descrivere la valuta: ed è una realtà, con il 24% di inflazione. Ecco lo stato attuale di un paese neoliberalizzato, quello che fino ad aprile si considerava uno dei più ricchi della terra.
«Questa non è una nazionalizzazione» ha dichiarato, sollecito e con lo sguardo impenetrabile, il primo ministro Geir H. Haarde quando ha statalizzato le prima delle tre banche. Ovviamente, all’apparenza, queste parole erano una bugia eclatante. Ma sotto sotto, c’era una cosa da capire: anche se lo stato ora sta gettando svariati miliardi in questo pozzo senza fondo, riacquistando banche privatizzate di recente, non fatevi ingannare: il governo non ha cambiato politica e non ha intenzione di agire per il benessere della popolazione. Queste misure mirano semplicemente a salvare chi possiede denaro, e probabilmente a mettere il cappio al collo a chi non ce l’ha. Robert Aliber, esimio docente di economia all’Università di Chicago, dichiara a gran voce che la situazione non avrebbe potuto essere affrontata peggio se i ministri fossero stati scelti a caso dall’elenco telefonico.
Gli islandesi devono mediamente 30.000 sterline agli istituti di credito. Il possesso di una casa è nella norma, non è l’eccezione, e la gente prende prestiti per comprarsi un appartamento – ma i giovani prendono prestiti anche per andare all’università, acquistare una macchina, viaggiare. La situazione debitoria si estende dagli investitori stranieri e le banche internazionali, fin dentro le radici che tengono assieme questo bizzarro paese in una complessa ragnatela di debiti.
Visto che la nazione ha la sua valuta locale, la corona, non c’è molta differenza fra questo sistema di debito e i cosiddetti «pagamenti in natura», dove un lavoratore compra beni dalla stessa azienda per cui lavora. Mentre il suo lavoro e la sua fatica vengono annotati nel registro unico del debito e del credito, il lavoratore vede un esiguo, quando non «reale» compenso al proprio lavoro. I giovani che hanno preso grossi prestiti per pagare case sovrapprezzo in un mercato inflazionato, si ritrovano bloccati in quelle case, impossibili da vendere in un mercato immobiliare al collasso, mentre – tenetevi forte! – i prestiti sono indicizzati ai costi di consumo, cosicché in fase di inflazione i debiti crescono in proporzione all’aumento dei prezzi.
Negli ultimi mesi, sono aumentate le ipoteche: la gente deve più denaro alle banche di quanto riesca a pagare. Finora questo intricato sistema ha portato a un gran malessere sociale dove le persone vengono sopraffatte da un mare di preoccupazioni, e dove ognuno arranca, perché forse non ha lavorato abbastanza – oggi, o tutta la settimana, o il mese intero – per pagare le spese mensili; e se lo fanno in ritardo prima o dopo si ritroveranno addosso un carico enorme di interessi passivi da pagare. A tale situazione negativa e ai problemi finanziari aggiungete i tabù – cosa di cui non si parla mai – come un consumo da record mondiale di antidepressivi, e avrete un’idea di come vadano le cose in Islanda, dove il monopolio del denaro copre una realtà nascosta: il paese appartiene ed è gestito da 14 famiglie, quelle famiglie che hanno ereditato un cognome. Se la realtà economica sopra descritta può apparire ingiusta al di là del credibile, pazientate: all’islandese comune la legge non permette di avere un cognome. Solo 14 famiglie di antica aristocrazia ce l’hanno, gli altri portano il nome del padre, alla vecchia maniera pagana: Haukur, figlio di Helgi e Bryndís, la figlia di Björgvin, il figlio di Sigurður. In breve: l’Islanda è una società spietatamente classista. Ma questo sistema creerà divisioni di base quando esaurirà stupidamente le capacità della gente a tirare avanti – o peggio ancora, quando si arriverà al corretto, violento, sistematico equilibrio di massimizzare i profitti ottenuti strizzando ogni essere vivente del paese fino all’ultima goccia.
Presumibilmente, 300 mila persone non bastano a sostenere una valuta fluttuante sui mercati internazionali. 300mila persone, molte delle quali sono troppo occupate a lavorare per interessarsi di politica, sono anche meno di quanto occorra per sostenere un linguaggio adatto a un mondo globalizzato. L’Islanda è assai facilmente manipolata da forze più forti. Una banca non deve neppure attaccarla deliberatamente ma solo colpirla accidentalmente alle spalle, e d’improvviso un’intera nazione è incapace di pensare librandosi oltre la ristrettezza di metafore finanziarie. Per dirla tutta, le competenze dell’islandese medio nel linguaggio finanziario sono inesistenti – gli studenti del liceo più avanzato sono in grado di parlare a ragion veduta di tassi d’interesse e di dibattere sui benefici degli investimenti a breve termine. Ma per ogni altro target il mio linguaggio vale quanto il contante che ho in tasca. E ciò sempre per il medesimo motivo: non c’è tempo per il criticismo né spazio per tirar fuori le cose negative.
«Il pericolo incombente della morte non permette che un linguaggio sia limitato alla gestualità. E, la prima parola che si scambiarono non fu amami ma aiutami». Così disse Rousseau in merito alla nascita del linguaggio nei paesi del Nord Europa. Diciamo pure che in Islanda il gesto non sostituisce la parola, che si è dovuta certo evolvere per spiegare situazioni spinose all’estero. Molte parole, comunque, sono inadeguate. Egemonia. Struttura – il concetto è stato tradotto ma l’equivalente islandese sembra troppo artificioso per essere venuto fuori naturalmente.
E poi c’è la strategia, un altro concetto non tradotto. La repubblica d’Islanda dichiarò la propria indipendenza dalla Danimarca nel 1944, due anni, fino all’occupazione Usa che sarebbe durata 60 anni. L’esercito americano ci ha fatto ricchi, durante la «guerra benedetta» come la chiamano i più anziani – e si trattenne fino a che la montagna nel bel mezzo dell’Atlantico fu strategicamente importante. La cosa andò avanti fino al 2006, quando l’amministrazione Bush si inventò qualcosa di meglio da fare con due aerei a reazione. Il loro centralinista chiamò il nostro ministro per dire «ciao e grazie per il pesce», e poi se ne andarono via. Mentre il dollaro Usa è sostenuto dal rischio di un intervento militare e da una cospicua popolazione, la corona islandese è per lo più sostenuta dal merluzzo. Dopo che l’esercito se ne fu andato ci volle un attimo perché gli economisti locali – e la politica – realizzassero che non avevamo più terra sotto i piedi. In questa sorta di poema epico, che può appena costituire del materiale utile a Marquez o a Don DeLillo, il momento più critico per le autorità islandesi può essere arrivato un attimo prima del crollo delle banche. Alla fine di settembre, la Federal Reserve annunciò che avrebbe sostenuto le banche centrali di Svezia, Norvegia e Danimarca con un accordo sul cambio di valuta – ma non l’Islanda. Per i paesi del Nord che almeno a livello di autorità aristocratiche si identificano in una comunità, il segnale era piuttosto chiaro: affonda, Islanda, affonda! La prima risposta del paese fu di passare al contrattacco e il direttore della Banca centrale Davíð Oddsson dichiarò che la Russia avrebbe concesso all’Islanda il denaro di cui aveva bisogno. La Russia non fu d’accordo.
Sì, l’Islanda affonda, ma nel movimento si adegua alla legge fisica dei cartoni animati, dove un personaggio precipita ma poi si ferma a mezz’aria: e solo quando guarda giù e realizza che sta appeso nel vuoto – o anche, solo quando ammette tale situazione con un gesto esplicito – precipita. Sintomaticamente negli ultimi due anni in Islanda hanno proliferato notizie positive – fino allo scorso febbraio, sulle copertine delle più prestigiose riviste islandesi, abbiamo visto costantemente immagini di soli splendidi e splendidi animali. Tutte e tre le riviste sono a favore del libero mercato e due di esse sono gestite dalla stessa azienda, di proprietà di Björgólfur Gudmundsson, che è stato il più grande azionista europeo della Landsbanki e dell’Icesave, un avido sostenitore del partito al governo, il più brillante tra i banchieri del paese e il più popolare secondo una statistica realizzata lo scorso anno dalla rivista Fréttablaðið: «Chi è il più grande miliardario d’Islanda?» Il giornale ora appartiene a Mr. Gudmundsson. Le buone notizie corrono veloci fino al grande giorno: Lunedì 27 ottobre il centro della prima pagina del giornale conservatore Morgunblaðið riportava la fotografia di una montagna innevata, qualche pecora e un uomo a cavallo. L’ultima pagina ostentava un’immagine di fiori e uccelli. Quattro giorni dopo alcuni abitanti della montagna formalmente conosciuta come Islanda chiedevano aiuto al Fondo Monetario Internazionale, a causa del nevoso ottobre. Chissà quanto avranno dovuto lottare i fotografi per convincere gli uccelli e i fiori. È come una colpa collettiva. Io sono colpevole, di essere associato a questo clan, di aver partecipato al casinò del capitalismo, mentre molte persone credevano di essere dalla parte giusta del grande spartiacque. Di avere una talento naturale per le slot machines e il poker. Quando lo spartiacque ora si muove con il massacrante impatto di un terremoto, molti di quelli che credevano di avere hanno finito per non avere, e molti di quelli che pensavano di restare in gioco hanno finito per essere imbrogliati; non sono triste solo nel vedere noi così imbrogliati, imbavagliati, legati, costretti a faticare. Ciò che anche rattrista è che molta di questa gente, molti di noi, non sono stati poi così disturbati dall’ingiustizia. Non sono stati disturbati dal gioco, ma solo dal fatto di avere perso. Ciò significa che io non ho il senso della giustizia, ma solo del profitto e del non profitto. La crudeltà non mi disturba. È per questo che l’Islanda non solo soffre, ma piange. Noi abbiamo avuto l’occasione di essere un popolo decente e non lo siamo stati. Per niente.
E si procede, con questa associazione, e io non ho neppure il senso della vergogna. Qualcuno ha appena dato inizio all’idiota campagna che apre un sito web, dove islandesi offesi mandano foto scattate nelle loro case, mentre tengono in mano un pezzo di carta con su scritto «Vi sembro un terrorista?» Il motivo è la stesso che causò l’assoluta indignazione e lo sbigottimento del primo ministro Haarde quando l’inglese Gordon Brown ha usato misure antiterrorismo per congelare i fondi delle banche islandesi nel Regno Unito: «Non vedete che sono bianco?»
Al tempo stesso c’è un gran senso di liberazione. Dopo un claustrofobico decennio di generale omologarsi a un modello consumistico dell’uomo e ai benefici del libero mercato, rabbia e risentimento sono ancora fattibili. È ufficiale: il Capitalismo è mostruoso. Provate a pronunciare una frase sui benefici del libero mercato e verrete trattati come uno che parla dei benefici della violenza. Quest’onesto spirito di risentimento ora è possibile e apre la speranza che un giorno la lingua potrà rimpossessarsi di alcune capacità critiche, e che sappia di nuovo descrivere le realtà sociali.
Traduzione di Silvana Pedrini
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APPELLO PER UN RADUNO DI PROTESTA INTERNAZIONALE IN ISLANDA NELL’ESTATE 2006 http://www.savingiceland.org/it/2005/10/appello-per-un-raduno-di-protesta-internazionale-in-islanda-nell%e2%80%99estate-2006/ http://www.savingiceland.org/it/2005/10/appello-per-un-raduno-di-protesta-internazionale-in-islanda-nell%e2%80%99estate-2006/#comments Tue, 11 Oct 2005 16:07:33 +0000 Unisciti a noi nelle aree che saranno interessate dalla diga e fai sentire la tua opposizione a questa apocalisse ambientale!

Gli altopiani islandesi sono l’ultimo grande spazio realmente selvaggio che è rimasto nell’Europa Occidentale. Ora il potenziale idro-elettrico del paese è stato preso di mira dalle multinazionali, che vogliono stabilire l’industria pesante nell’interno, finora vergine, dell’isola.

Questi vandali multinazionali – scientemente aiutati dal governo islandese – stanno per produrre una catastrofe ambientale di proporzioni mai viste.

Una serie di gigantesche dighe sono già in costruzione a Karahnjukar, negli altopiani orientali dell’Islanda. Queste dighe sono pensate esclusivamente per dare energia ad una fonderia di alluminio della Alcoa che sarà costruita dalla Bechtel (warprofiteers) nel fiordo selvaggio di Reydarfjordur, e dovrà essere operativa nel 2007. La rete elettrica nazionale non beneficierà neanche di un singolo kilowatt in più per l’uso domestico. L’habitat naturale di molte piante ed animali rari ed in via d’estinzione sarà invece sommerso, perduto, distrutto.

Altre multinazionali dell’alluminio – come la Rio Tinto Zinc (RTZ) – si sono messe avidamente in fila per ottenere l’energia a basso prezzo offerta dalle future dighe che sono progettate in tutti gli altopiani.

Incredibilmente, alcune di quelle aree che sono destinate alla distruzione – come Kringilsarrani e Thjorsarver negli altopiani meridionali – sono protette dalla legge islandese e da normative internazionali. Tutte sono di una bellezza naturale notevolissima e le loro caratteristiche uniche in termini botanici, geologici, biologici ed ecologici sono d’importanza scientifica acclarata.

Fino ad ora il governo islandese non ha esitato ad usare tattiche come le minacce personali o le persecuzioni professionali contro i cittadini che si sono opposti alla sua politica energetica, e gli ambientalisti islandesi si stanno preparando ad una difficile battaglia che non si preannuncia breve. Il sostegno da parte degli ambientalisti internazionali e la loro partecipazione al raduno del 2006 sarà di enorme importanza nella battaglia.

C’è una crescente presa di coscienza da parte della popolazione islandese del fatto che le dighe di Karahnjukar rappresentino un progetto disgraziato. I grandi problemi che emergono per la loro costruzione e l’enorme scala su cui sta avvenendo la distruzione dell’ambiente diventa ogni giorno più chiara. Inoltre, la diga sta venendo costruita in una zona sismicamente instabile e costituirebbe una grande minaccia per la popolazione locale.

In ogni caso non è ancora troppo tardi: la costruzione della diga di Karahnjukar sta già incorrendo in ritardi. Gli esperti concordano sul fatto che il 90% dei danni irreversibili all’ambiente avverranno quando le acque allagheranno la valle – ciò dovrebbe avvenire secondo programma nel 2006 ma subirà probabilmente un ritardo.

Tanto più si dilungherà la costruzione delle dighe tanto più avremo tempo per fermare i distruttori degli altipiani islandesi.

Nessuno si può permettere di consentire all’avidità delle multinazionali di avere ragione del divino dragone dei fiori e dei ghiacci islandese.

Le date del raduno saranno annunciate all’inizio del 2006. Per segnalare il vostro interesse ad unirvi a noi scriveteci a
 savingiceland at riseup.net

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AIUTO! LA NATURA E SOTTO ATTACCO! FERMIAMO L’ASSASSINIO DELL ISLANDA! http://www.savingiceland.org/it/2005/10/aiuto/ http://www.savingiceland.org/it/2005/10/aiuto/#comments Tue, 11 Oct 2005 15:59:31 +0000 COMUNICATO STAMPA:
Azioni Globali Contro La Industria Pesante
12 Settembre 2007

Oggi, la gente in Sudafrica, Islanda, Trinidad, Danimarca, America e
XXXX protesta contro lï’industrializzazione pesante. Questo e il primo
evento coordinato di un nuovo movimento globale che sta crescendo e
che e nato all 2007 Saving Iceland campo di protesto in Ölfus,
Islanda. (1) Lï’obbiettivo comune di questi protesti contro
lï’industria pesante, in particolare le corporazioni Alcan/Rio-Tinto e
Alcoa.

Sudafrica- circa 250 persone sono marciate sulla sede di Alcan in
Johannesburg in protesto alla distribuzione preferenziale dï’energia
ad Alcan, verso una popolazione di qui il 30% non ha accesso a
corrente elettrica. Alcan sta per ricevere energia da carbone e
nucleare per un nuovo fonditore in Eastern Cape, che consumerï’ la
stessa energia come mezza Cape Town, ad una delle piu basse tariffe
in tutto il mondo. Lï’entrate alla sede di Alcan era bloccata per un
ora e mezza con nessuna persona entrando o uscendo.

La organizzazione Earthlife Africa Jhb, di qui il membro Lerato
Maregele partecipava alla conferenza campo di protesto Saving Iceland
2007, e parte della manifestazione e fa le seguenti domande: Uno,
Alcan e la compagnia elettrica nazionale rilascino tutti i dettaglio
sullï’ loro affare, incluso il vero prezzo dellï’ elettricitï’ venduta.
Due, che Eskom dia una linea base di 100khh all mese per ogni
sudafricano.

Islanda- nonostante terribile vento e pioggia, ci sono stati protesti
fuori agli uffici del governo in Reykjavik ed un assemblea di persone
lungo la rotta dell nuovo proposto dam, lungo il fiume Thjorsa ()
alle ore 15.00 GMT. Anche, la ministra Islandese per lï’ambiente,
Thorunn Sveinbjarnardottir, e stata visitata alla sua casa questa
mattina e, con una gentile chiacherata, lï’e stata data una lettera.

Il governo Islandese prova di velocemente costruire numerosi nuovi ed
ingranditi fonditori dï’alluminio per aumentare la produzione totale
dï’alluminio a tre milioni di tonnellate allï’ anno. Questi progetti
dï’industria pesante, alimentati da hydro-energia ed energia
geothermica, sono stati condannati da scienziati ambientali e gruppi
lobby. Tre reservoir per dige stanno per essere creati lungo il fiume
Thorsa -dove si sono congregati i protestanti-, per fornire lï’energia
ad un nuovo fonditore dellï’ Alcoa, vicino alla citta di Husavik nell
nord, o un un espansione della pianta Alcan in Hafnarfjordur, contro
qui la popolazione locale ha preso il veto in un referendum.

ï’La disoccupazione in Islanda e allï’ 0.9%. Quindi questa distruzione
e basata unicamente sullï’avarizia di Landsvirkjun (la compagnia
nazionale dï’energia) e non ï’ economicamente logica. Noi siamo qui per
lottare insieme ai contadini locali contro Landsvirkjun in difesa
della loro terra e nostra terra.ï’

– attivista di Saving Iceland, Siggi Hardarson

Trinidad- Attivisti stanno commemorando il primo anniversario di un
azione in qui la gente ha confrontato i piani di Alcoa per un
fonditore nell paese rurale di Chatam; mentre gli avvocati si stanno
preparando per la battaglia legale contro la Environmental Management
Authority (autoritï’ dellï’ management ambientale), rappresentante
dellï’industria pesante, che sarï’ importantissima nello sviluppo
dellï’isola.

ï’12 Settembre 2006 era il giorno che attivisti hanno confrontato
trattori e polizia in Foodcrop Road and quel giorno vivrï’ per sempre
nei nostri cuori e menti degli attivisti in Trinidad e Tobago come un
momento cruciale nella nostra lotta per giustizia ambientale e sociale.ï’

– Attilah Sprinter, Rights Action Group

La pressione da azioni di gruppi di base come questa, hanno fatto che
il Primo Ministro Patrick Manning ha lasciato il piano di costruire
il fonditore Alcoa in Chatam. Confrontato in quattro casi contro di
loro, EMA, di qui fa parte la NEC e la corporazione dï’alluminio
Alutrint, ha significamene perso davanti allï’giudice nella sua
domanda che tre NGO ï’RAG, PURE e Smelta Karavan- non possano fare
azioni contro di loro. Questa decisione importante riconosce che
lï’industrializzazione pesante e una questione nazionale di Trinidad e
non solo locale. Il popolo contro EMA continue dallï’ 13 Settembre.

Danimarca- Alle 18.00 CEST (16.00 GMT) di questa sera un gruppo
marciera allï’ambasciata Islanda e allï’ Greenlandï’s Representation
Office (officio di rappresentazione della Groenlandia) con una
bandiera con la scritta ï’Global Struggle Against Heavy Industryï’. Ci
saranno discorsi riguardo alla lotta mondiale contro lï’industria
pesante e il movimento di resistenza. Alcoa sta progettando un
fonditore nella Groenlandia, mentre il Primo Ministro Hans Enoksen e
al momento in New York a cercare crediti per finanziare il progetto
di hydro-energia.

In Australia, residenti nellï’ Ovest hanno ricevuto il supporto dellï’
US avocata Erin Brockovitch in una battaglia legale contro Alcoa. La
corporazione intende di raddoppiare la produzione delle sue
operazioni nella regione, mentre i residenti della vicina cittï’
Yarloop domandano essere rilocati. Dicono che stanno ï’vivendo in una
bubbola tossicaï’ e la loro salute sta soffrendo drammaticamente a
causa dellï’ lavoro di Alcoa.

Paesi Bassi-
in Olanda, e apparso in solidarietï’ con la lotta globale contro
lï’industria pesante e Saving Iceland, un graffiti lungo la linea di
treno di Arnhern nei Paesi Bassi, con scritto ï’Salvate Lï’Ultima Selva
Dï’Europaï’ e ï’savingiceland.orgï’. Il muro su qui e stato scritto, fa
parte di una mega-struttura ï’Betuwelijnï’ che connete i Paesi Bassi
con la Germania.

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AIUTA A SALVARE L’ULTIMA GRANDE AREA SELVAGGIA IN EUROPA DALLO SFRUTTAMENTO INDUSTRIALE / CAMPO D’AZIONE 2007 / DAL 6 LUGLIO / ISLANDA / Saving Iceland ITALIANO pdf

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Maps image upload

AIUTO! LA NATURA Eï’ SOTTO ATTACCO!

FERMIAMO Lï’ASSASSINIO DELLï’ISLANDA!

Fermiamo il governo islandese e la Alcoa che vogliono distruggere lï’ultimo angolo selvaggio dï’Europa per costruire una gigantesca fonderia dï’alluminio!

Un ï’pianoï’ per ï’sviluppareï’ la splendida natura dellï’Islanda in un inferno di industria pesante al servizio dellï’aviditï’ delle multinazionali!

ï’ giï’ iniziato. Il progetto per la diga di Karahnjukar sta giï’ venendo realizzatoï’ ma puï’ essere fermato!

COME POSSO DARE UNA MANO?


APPELLO PER UN RADUNO DI PROTESTA INTERNAZIONALE IN ISLANDA NELLï’ESTATE 2007

Unisciti a noi nelle aree che saranno interessate dalla diga e fai sentire la tua opposizione a questa apocalisse ambientale!

Gli altopiani islandesi sono lï’ultimo grande spazio realmente selvaggio che ï’ rimasto nellï’Europa Occidentale. Ora il potenziale idro-elettrico del paese ï’ stato preso di mira dalle multinazionali, che vogliono stabilire lï’industria pesante nellï’interno, finora vergine, dellï’isola.

Questi vandali multinazionali ï’ scientemente aiutati dal governo islandese ï’ stanno per produrre una catastrofe ambientale di proporzioni mai viste.

Una serie di gigantesche dighe sono giï’ in costruzione a Karahnjukar, negli altopiani orientali dellï’Islanda. Queste dighe sono pensate esclusivamente per dare energia ad una fonderia di alluminio della Alcoa che sarï’ costruita dalla Bechtel (warprofiteers) nel fiordo selvaggio di Reydarfjordur, e dovrï’ essere operativa nel 2007. La rete elettrica nazionale non beneficierï’ neanche di un singolo kilowatt in piï’ per lï’uso domestico. Lï’habitat naturale di molte piante ed animali rari ed in via dï’estinzione sarï’ invece sommerso, perduto, distrutto.

Altre multinazionali dellï’alluminio ï’ come la Rio Tinto Zinc (RTZ) ï’ si sono messe avidamente in fila per ottenere lï’energia a basso prezzo offerta dalle future dighe che sono progettate in tutti gli altopiani.

Incredibilmente, alcune di quelle aree che sono destinate alla distruzione ï’ come Kringilsarrani e Thjorsarver negli altopiani meridionali ï’ sono protette dalla legge islandese e da normative internazionali. Tutte sono di una bellezza naturale notevolissima e le loro caratteristiche uniche in termini botanici, geologici, biologici ed ecologici sono dï’importanza scientifica acclarata.

Fino ad ora il governo islandese non ha esitato ad usare tattiche come le minacce personali o le persecuzioni professionali contro i cittadini che si sono opposti alla sua politica energetica, e gli ambientalisti islandesi si stanno preparando ad una difficile battaglia che non si preannuncia breve. Il sostegno da parte degli ambientalisti internazionali e la loro partecipazione al raduno del 2006 sarï’ di enorme importanza nella battaglia.

Cï’ï’ una crescente presa di coscienza da parte della popolazione islandese del fatto che le dighe di Karahnjukar rappresentino un progetto disgraziato. I grandi problemi che emergono per la loro costruzione e lï’enorme scala su cui sta avvenendo la distruzione dellï’ambiente diventa ogni giorno piï’ chiara. Inoltre, la diga sta venendo costruita in una zona sismicamente instabile e costituirebbe una grande minaccia per la popolazione locale.

In ogni caso non ï’ ancora troppo tardi: la costruzione della diga di Karahnjukar sta giï’ incorrendo in ritardi. Gli esperti concordano sul fatto che il 90% dei danni irreversibili allï’ambiente avverranno quando le acque allagheranno la valle ï’ ciï’ dovrebbe avvenire secondo programma nel 2006 ma subirï’ probabilmente un ritardo.

Tanto piï’ si dilungherï’ la costruzione delle dighe tanto piï’ avremo tempo per fermare i distruttori degli altipiani islandesi.

Nessuno si puï’ permettere di consentire allï’aviditï’ delle multinazionali di avere ragione del divino dragone dei fiori e dei ghiacci islandese.

Le date del raduno saranno annunciate allï’inizio del 2006. Per segnalare il vostro interesse ad unirvi a noi scriveteci a
savingiceland@riseup.net

Italiano – Aituto!…

Il paradiso non puo attendere – La Repubblica delle Donne pdf

Bebbe Grillo

web.tiscali.it/wwf.sulcis/

IL PROGETTO KARAHNJUKAR – Paolo Cortini

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