La Lotta Finora
La campagna per difendere la piu’ grande area selvatica d’Europa continua. Negli ultimi cinque anni campi estivi per azione diretta in Islanda hanno bersagliato fonderie d’alluminio, mega-dighe e centrali di energia geotermica.
Dopo la terribile distruzione, causata dalla costruzione della diga piu’ grande d’Europa a Kárahnjúkar e l’enorme centrale geotermica a Hengill, c’e’ ancora tempo per demolire il ‘piano generale’ che mira alla costruzione di dighe per ogni maggior fiume glaciale, ogni sostanziale campo geotermico sfruttato e la costruzione di fonderie dell’alluminio, una raffineria petrolifera, “coltivazione data” (Data farming) e industrie di silicone. Questo non solo distrurrebbe panorami ed ecosistemi unici ma condurrebbe l’Islanda ad un enorme crescita delle emissioni di gas serra.
Panorama Politico
Saving Iceland ha reintrodotto disordini civili e idée anarchiche tra gente commune Islandese e ha dimostrato numerosi metodi di azione diretta, molti dei quail furono utilizzati con molto successo nella “Kitchen Utensils Uprising” (Rivolta degli Utensili da Cucina) dell’anno scorso. In tale occasione attivisti esperti di Saving Iceland sono rimasti costantemente ai confini piu’ avanzati di azione. Saving Iceland e il nostro lavoro negli anni e’ stato maggiore catalista nel rovesciare il corrotto governo-Alcoa, favorevole all’industria pesante.
Comunque, le elezioni generali dell’anno scorso furono un maggior colpo per il movimento ambientalista in Islanda, in cui i ‘Left Greens’ (Verdi di Sinistra) cacciando il loro Ministro dell’Ambiente per essere genuinamente preoccupato per i valori ambientali. Il capo partito ha denunciato le polizze del proprio partito per essere troppo ‘puritane’, per essere applicabili in questo periodo di crisi finanziaria. Con questo e il seguito da parte di People’s Alliance (Alleanza del Popolo), nel Governo stiamo ancora promovendo una coalizione altamente “fortificata” a favore dell’industria pesante, scanzando qualunque pretesto di essere ‘verdi’ o lontanamente progressive. Oltretutto. le unioni laburiste corrotte sono fermamente in preda alle lobby dell’alluminio, richiedenti crescita del lavoro, indipendentemente da costi ambientali.
La Situazione Attuale
La profonda crisi finanziaria ed etica che colpì l’Islanda nell’Autunno del 2008 causò temporanee difficoltà ad ottenere prestiti dall’estero per sovvenzionare i propri progetti ma i lobbisti dell’alluminio sono più malvaggi che mai. Ora il loro ragionamento è che ora con il crollo economico, l’Islanda semplicememnte non può permettersi preoccupazioni ambientali. Questo espone la verità fondamentale che le lobbi dell’alluminio sono sempre stati consapevoli della validità dei punti di vista ambientalisti. Le lobbi dell’alluminio voglioni proseguire con i loro orrori, sulla base di una crisi per cui loro sono maggiormente responsabili (d’averla create).
Le cause bancarie del crollo finanziario tendono ad essere esageratamente enfatizzate mentre altri fattori (motrici) sono spesso ignorati. Il rapport della Commissione d’Investigazione Speciale (“Special Investigation Commission/SIC”), che ha investigato gli eventi che risultarono e causarono il crollo finanziario, ha comunque focalizzato sugli effetti dell’industria pesante in un capitol chiave del loro rapporto. L’espansione del sistema finanziario islandese oltre I limiti sostenibili del paese, e’ inequivocabilmente riconducibile agli enormi progetti di espansione dell’industria pesante. Questo capitolo fu ignorato dai media, così come unaltro capitolo che dichiarava la colpevolezza dei media come servi assoluti delle imprese bancarie ed industriali.
Un problema fondamentale con il rapporto SIC e l’atmosfera generale di smentita che lo accolse è che il rapporto viene proprio dal cuore dello Stato marcio d’Islanda. Come tale la sua vera funzione è mantenere tutte le scelte aperte a corruzione deficit democratico in modo sicuro, entro la sfera di tribunali e politica parlamentare: Fermamente sotto il controllo dell’establishment che ha creato quest’abuso di potere fino ad ora.
Nel caso delle frodi finanziarie questo significherà anni di lungo, noiosamente prolungate cause di tribunale che gradualmente perderanno significato per il publico, a cui è rimasto pagare gli enormi debiti delle frodi.
Nel caso della radicata cultura della corruzione e clima di paura che le corporazioni dell’alluminio e le compagnie elettriche così diffondono, le promesse di trasparenza e democrazia non sono altro che una cortina di fumo per un saccheggio aziendale delle risorse energetiche del paese. Questo saccheggio, supportato dalla ristrutturazione d’obbligazioni negli accordi con l’IMF, e’ la continuazione di una politica profondamente corrotta di privatizzazione ed industrializzazione spietata, esattamente le stesse politiche che hanno causato la crisi.
Obiettivi dell’azione attuale
La fonderia d’alluminio del secolo a Helguvik, sotto l’obiettivo di Saving Iceland durante le ultime due estati, e’ ancora lentamente in costruzione. Da dove proverrà l’energia elettrica per la centrale e’ ancora incerto, ma richiederà fino ad otto nuove centrali elettriche, almeno sette delle quali saranno geotermiche sulla penisola di Reykjanes (HS/MAGMA) e Hellisheiði (o – Energia di Reykjavik). Una delle centrali geotermiche alimentanti la fonderia del Secolo potrebbe essere a Bitra, nei pressi di Hengill, e l’ottava centrale elettrica probabilmente sarà una gran diga sul bel fiume Þjórsá che Landsvirkjun (Compagnia Energetica Nazionale) e’ ansiosa di costruire appena possibile.
Norðurþing sta negoziando con Alcoa riguardo a una fonderia dell’alluminio a Bakki/Húsavík con energia proveniente da una fragile area selvatica nel nord. Platina Resources (Risorse Platina) vuole fare ricerca d’oro ed altri minerali nella regione di Eastfjords.
Agisci!
Quest’anno, invece di organizzare un campo di protesta estivo, chiediamo resistenza attraverso le stagioni. Noi chiediamo che Islandesi specialmente agiscano durante tutto l’anno ma anche ambientalisti da tutto il mondo perche’ vengano in Islanda, dove li accoglieremo caldamente ogni genere di azione individuale contro le corporazioni dell’alluminio e le compagnie energetiche attive nella distruzione dell’ambiente.
Azioni simboliche si son rivelate insufficienti per metter fine alle forze distruttive. Lo scopo delle azioni dovrebbe essere prevenire ulteriore stupri della terra. Saving Iceland offre solidarieta’ a pieno cuore ad ogni azione che colpisce l’industria dell’alluminio e le compagnie energetiche dove sia piu’ effettivo.
Anche se non puoi venire in Islanda per azione diretta il tuo aiuto nella nostra lotta con azioni di solidarieta’, donazioni, traduzioni e spargere la notizia sara’ prezioso.
Lo scorso aprile il governo ha pubblicato un rapporto sull’«immagine dell’Islanda», scritto da una commissione formata dagli imprenditori che contano nel paese. Il rapporto sintetizza così la storia dell’Islanda: «Per lungo tempo la nazione ha vissuto in ristrettezze, ma da quando ha conquistato la libertà e l’indipendenza, in meno di un secolo, da un paese in via di sviluppo che era si è trasformata in una delle nazioni più ricche del mondo».
In questi mesi l’unico settore d’affari in crescita in Islanda è quello delle guardie del corpo. Un vero boom. Per la prima volta nella storia dell’Islanda, il capo dello stato, i politici e gli «imprenditori» della borsa sono accerchiati da professionisti pieni di muscoli. Dopo una privatizzazione durata da sei ai dieci anni, e una sbalorditiva, costante crescita, le tre maggiori banche islandesi, impossibilitate a pagare i loro debiti, sono crollate nel giro di una settimana. Lo stato, governato dalla banca centrale le ha rinazionalizzate tutte e tre, una dopo l’altra. Il Parlamento ha promulgato una legge d’emergenza che dà allo stato il controllo del settore finanziario, e il governo è alla disperata ricerca di prestiti dall’estero per risarcire il denaro che sembra essersi vanificato nel nulla. Parte di quel denaro veniva dai risparmiatori inglesi e olandesi, che dal 2006 avevano messo i propri soldi sui conti on line di Icesave, ad elevato tasso d’interesse, in un piano che il direttore di banca Sigurjón Arnason, nel corso di un’intervista, aveva definito ingegnoso: «La sola cosa che devo fare è controllare quotidianamente e vedere quanto denaro entra» ha detto sghignazzando, almeno a detta del giornalista; poi ha sollevato la cornetta del telefono e un attimo dopo ha detto: «50 milioni di sterline in entrata, solo venerdì scorso!»
Gli altopiani islandesi sono l’ultimo grande spazio realmente selvaggio che è rimasto nell’Europa Occidentale. Ora il potenziale idro-elettrico del paese è stato preso di mira dalle multinazionali, che vogliono stabilire l’industria pesante nell’interno, finora vergine, dell’isola.
Questi vandali multinazionali – scientemente aiutati dal governo islandese – stanno per produrre una catastrofe ambientale di proporzioni mai viste.
Una serie di gigantesche dighe sono già in costruzione a Karahnjukar, negli altopiani orientali dell’Islanda. Queste dighe sono pensate esclusivamente per dare energia ad una fonderia di alluminio della Alcoa che sarà costruita dalla Bechtel (warprofiteers) nel fiordo selvaggio di Reydarfjordur, e dovrà essere operativa nel 2007. La rete elettrica nazionale non beneficierà neanche di un singolo kilowatt in più per l’uso domestico. L’habitat naturale di molte piante ed animali rari ed in via d’estinzione sarà invece sommerso, perduto, distrutto.
Altre multinazionali dell’alluminio – come la Rio Tinto Zinc (RTZ) – si sono messe avidamente in fila per ottenere l’energia a basso prezzo offerta dalle future dighe che sono progettate in tutti gli altopiani.
Incredibilmente, alcune di quelle aree che sono destinate alla distruzione – come Kringilsarrani e Thjorsarver negli altopiani meridionali – sono protette dalla legge islandese e da normative internazionali. Tutte sono di una bellezza naturale notevolissima e le loro caratteristiche uniche in termini botanici, geologici, biologici ed ecologici sono d’importanza scientifica acclarata.
Fino ad ora il governo islandese non ha esitato ad usare tattiche come le minacce personali o le persecuzioni professionali contro i cittadini che si sono opposti alla sua politica energetica, e gli ambientalisti islandesi si stanno preparando ad una difficile battaglia che non si preannuncia breve. Il sostegno da parte degli ambientalisti internazionali e la loro partecipazione al raduno del 2006 sarà di enorme importanza nella battaglia.
C’è una crescente presa di coscienza da parte della popolazione islandese del fatto che le dighe di Karahnjukar rappresentino un progetto disgraziato. I grandi problemi che emergono per la loro costruzione e l’enorme scala su cui sta avvenendo la distruzione dell’ambiente diventa ogni giorno più chiara. Inoltre, la diga sta venendo costruita in una zona sismicamente instabile e costituirebbe una grande minaccia per la popolazione locale.
In ogni caso non è ancora troppo tardi: la costruzione della diga di Karahnjukar sta già incorrendo in ritardi. Gli esperti concordano sul fatto che il 90% dei danni irreversibili all’ambiente avverranno quando le acque allagheranno la valle – ciò dovrebbe avvenire secondo programma nel 2006 ma subirà probabilmente un ritardo.
Tanto più si dilungherà la costruzione delle dighe tanto più avremo tempo per fermare i distruttori degli altipiani islandesi.
Nessuno si può permettere di consentire all’avidità delle multinazionali di avere ragione del divino dragone dei fiori e dei ghiacci islandese.
Le date del raduno saranno annunciate all’inizio del 2006. Per segnalare il vostro interesse ad unirvi a noi scriveteci a
savingiceland at riseup.net
Oggi, la gente in Sudafrica, Islanda, Trinidad, Danimarca, America e
XXXX protesta contro lï’industrializzazione pesante. Questo e il primo
evento coordinato di un nuovo movimento globale che sta crescendo e
che e nato all 2007 Saving Iceland campo di protesto in Ölfus,
Islanda. (1) Lï’obbiettivo comune di questi protesti contro
lï’industria pesante, in particolare le corporazioni Alcan/Rio-Tinto e
Alcoa.
Sudafrica- circa 250 persone sono marciate sulla sede di Alcan in
Johannesburg in protesto alla distribuzione preferenziale dï’energia
ad Alcan, verso una popolazione di qui il 30% non ha accesso a
corrente elettrica. Alcan sta per ricevere energia da carbone e
nucleare per un nuovo fonditore in Eastern Cape, che consumerï’ la
stessa energia come mezza Cape Town, ad una delle piu basse tariffe
in tutto il mondo. Lï’entrate alla sede di Alcan era bloccata per un
ora e mezza con nessuna persona entrando o uscendo.
La organizzazione Earthlife Africa Jhb, di qui il membro Lerato
Maregele partecipava alla conferenza campo di protesto Saving Iceland
2007, e parte della manifestazione e fa le seguenti domande: Uno,
Alcan e la compagnia elettrica nazionale rilascino tutti i dettaglio
sullï’ loro affare, incluso il vero prezzo dellï’ elettricitï’ venduta.
Due, che Eskom dia una linea base di 100khh all mese per ogni
sudafricano.
Islanda- nonostante terribile vento e pioggia, ci sono stati protesti
fuori agli uffici del governo in Reykjavik ed un assemblea di persone
lungo la rotta dell nuovo proposto dam, lungo il fiume Thjorsa ()
alle ore 15.00 GMT. Anche, la ministra Islandese per lï’ambiente,
Thorunn Sveinbjarnardottir, e stata visitata alla sua casa questa
mattina e, con una gentile chiacherata, lï’e stata data una lettera.
Il governo Islandese prova di velocemente costruire numerosi nuovi ed
ingranditi fonditori dï’alluminio per aumentare la produzione totale
dï’alluminio a tre milioni di tonnellate allï’ anno. Questi progetti
dï’industria pesante, alimentati da hydro-energia ed energia
geothermica, sono stati condannati da scienziati ambientali e gruppi
lobby. Tre reservoir per dige stanno per essere creati lungo il fiume
Thorsa -dove si sono congregati i protestanti-, per fornire lï’energia
ad un nuovo fonditore dellï’ Alcoa, vicino alla citta di Husavik nell
nord, o un un espansione della pianta Alcan in Hafnarfjordur, contro
qui la popolazione locale ha preso il veto in un referendum.
ï’La disoccupazione in Islanda e allï’ 0.9%. Quindi questa distruzione
e basata unicamente sullï’avarizia di Landsvirkjun (la compagnia
nazionale dï’energia) e non ï’ economicamente logica. Noi siamo qui per
lottare insieme ai contadini locali contro Landsvirkjun in difesa
della loro terra e nostra terra.ï’
– attivista di Saving Iceland, Siggi Hardarson
Trinidad- Attivisti stanno commemorando il primo anniversario di un
azione in qui la gente ha confrontato i piani di Alcoa per un
fonditore nell paese rurale di Chatam; mentre gli avvocati si stanno
preparando per la battaglia legale contro la Environmental Management
Authority (autoritï’ dellï’ management ambientale), rappresentante
dellï’industria pesante, che sarï’ importantissima nello sviluppo
dellï’isola.
ï’12 Settembre 2006 era il giorno che attivisti hanno confrontato
trattori e polizia in Foodcrop Road and quel giorno vivrï’ per sempre
nei nostri cuori e menti degli attivisti in Trinidad e Tobago come un
momento cruciale nella nostra lotta per giustizia ambientale e sociale.ï’
– Attilah Sprinter, Rights Action Group
La pressione da azioni di gruppi di base come questa, hanno fatto che
il Primo Ministro Patrick Manning ha lasciato il piano di costruire
il fonditore Alcoa in Chatam. Confrontato in quattro casi contro di
loro, EMA, di qui fa parte la NEC e la corporazione dï’alluminio
Alutrint, ha significamene perso davanti allï’giudice nella sua
domanda che tre NGO ï’RAG, PURE e Smelta Karavan- non possano fare
azioni contro di loro. Questa decisione importante riconosce che
lï’industrializzazione pesante e una questione nazionale di Trinidad e
non solo locale. Il popolo contro EMA continue dallï’ 13 Settembre.
Danimarca- Alle 18.00 CEST (16.00 GMT) di questa sera un gruppo
marciera allï’ambasciata Islanda e allï’ Greenlandï’s Representation
Office (officio di rappresentazione della Groenlandia) con una
bandiera con la scritta ï’Global Struggle Against Heavy Industryï’. Ci
saranno discorsi riguardo alla lotta mondiale contro lï’industria
pesante e il movimento di resistenza. Alcoa sta progettando un
fonditore nella Groenlandia, mentre il Primo Ministro Hans Enoksen e
al momento in New York a cercare crediti per finanziare il progetto
di hydro-energia.
In Australia, residenti nellï’ Ovest hanno ricevuto il supporto dellï’
US avocata Erin Brockovitch in una battaglia legale contro Alcoa. La
corporazione intende di raddoppiare la produzione delle sue
operazioni nella regione, mentre i residenti della vicina cittï’
Yarloop domandano essere rilocati. Dicono che stanno ï’vivendo in una
bubbola tossicaï’ e la loro salute sta soffrendo drammaticamente a
causa dellï’ lavoro di Alcoa.
Paesi Bassi-
in Olanda, e apparso in solidarietï’ con la lotta globale contro
lï’industria pesante e Saving Iceland, un graffiti lungo la linea di
treno di Arnhern nei Paesi Bassi, con scritto ï’Salvate Lï’Ultima Selva
Dï’Europaï’ e ï’savingiceland.orgï’. Il muro su qui e stato scritto, fa
parte di una mega-struttura ï’Betuwelijnï’ che connete i Paesi Bassi
con la Germania.
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Fermiamo il governo islandese e la Alcoa che vogliono distruggere lï’ultimo angolo selvaggio dï’Europa per costruire una gigantesca fonderia dï’alluminio!
Un ï’pianoï’ per ï’sviluppareï’ la splendida natura dellï’Islanda in un inferno di industria pesante al servizio dellï’aviditï’ delle multinazionali!
ï’ giï’ iniziato. Il progetto per la diga di Karahnjukar sta giï’ venendo realizzatoï’ ma puï’ essere fermato!
Gli altopiani islandesi sono lï’ultimo grande spazio realmente selvaggio che ï’ rimasto nellï’Europa Occidentale. Ora il potenziale idro-elettrico del paese ï’ stato preso di mira dalle multinazionali, che vogliono stabilire lï’industria pesante nellï’interno, finora vergine, dellï’isola.
Questi vandali multinazionali ï’ scientemente aiutati dal governo islandese ï’ stanno per produrre una catastrofe ambientale di proporzioni mai viste.
Una serie di gigantesche dighe sono giï’ in costruzione a Karahnjukar, negli altopiani orientali dellï’Islanda. Queste dighe sono pensate esclusivamente per dare energia ad una fonderia di alluminio della Alcoa che sarï’ costruita dalla Bechtel (warprofiteers) nel fiordo selvaggio di Reydarfjordur, e dovrï’ essere operativa nel 2007. La rete elettrica nazionale non beneficierï’ neanche di un singolo kilowatt in piï’ per lï’uso domestico. Lï’habitat naturale di molte piante ed animali rari ed in via dï’estinzione sarï’ invece sommerso, perduto, distrutto.
Altre multinazionali dellï’alluminio ï’ come la Rio Tinto Zinc (RTZ) ï’ si sono messe avidamente in fila per ottenere lï’energia a basso prezzo offerta dalle future dighe che sono progettate in tutti gli altopiani.
Incredibilmente, alcune di quelle aree che sono destinate alla distruzione ï’ come Kringilsarrani e Thjorsarver negli altopiani meridionali ï’ sono protette dalla legge islandese e da normative internazionali. Tutte sono di una bellezza naturale notevolissima e le loro caratteristiche uniche in termini botanici, geologici, biologici ed ecologici sono dï’importanza scientifica acclarata.
Fino ad ora il governo islandese non ha esitato ad usare tattiche come le minacce personali o le persecuzioni professionali contro i cittadini che si sono opposti alla sua politica energetica, e gli ambientalisti islandesi si stanno preparando ad una difficile battaglia che non si preannuncia breve. Il sostegno da parte degli ambientalisti internazionali e la loro partecipazione al raduno del 2006 sarï’ di enorme importanza nella battaglia.
Cï’ï’ una crescente presa di coscienza da parte della popolazione islandese del fatto che le dighe di Karahnjukar rappresentino un progetto disgraziato. I grandi problemi che emergono per la loro costruzione e lï’enorme scala su cui sta avvenendo la distruzione dellï’ambiente diventa ogni giorno piï’ chiara. Inoltre, la diga sta venendo costruita in una zona sismicamente instabile e costituirebbe una grande minaccia per la popolazione locale.
In ogni caso non ï’ ancora troppo tardi: la costruzione della diga di Karahnjukar sta giï’ incorrendo in ritardi. Gli esperti concordano sul fatto che il 90% dei danni irreversibili allï’ambiente avverranno quando le acque allagheranno la valle ï’ ciï’ dovrebbe avvenire secondo programma nel 2006 ma subirï’ probabilmente un ritardo.
Tanto piï’ si dilungherï’ la costruzione delle dighe tanto piï’ avremo tempo per fermare i distruttori degli altipiani islandesi.
Nessuno si puï’ permettere di consentire allï’aviditï’ delle multinazionali di avere ragione del divino dragone dei fiori e dei ghiacci islandese.
Le date del raduno saranno annunciate allï’inizio del 2006. Per segnalare il vostro interesse ad unirvi a noi scriveteci a
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Il paradiso non puo attendere – La Repubblica delle Donne pdf
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